Angela Chiti

photographer

Passi sospesi

Posted by in on 5 Mag, 2010 | 0 comments

L’esplicito imperscrutabile

Qualcosa è accaduto ai nostri occhi quando abbiamo visto, nel procedere ordinato di questa realtà, il riverbero esterno del nostro essere.

Spesso la realtà appare mostrando allo sguardo sensibile, come all’obiettivo di Angela Chiti, un lontano che perdura. Ritrovarne i segni, decifrarne l’entità, è svelare agli occhi l’esplicito nascosto del reale che appare.

Immagini nelle immagini, vita sottaciuta nell’imminenza del dire, forme nascenti tra le pieghe di ciò che si mostra.
La tangibilità concreta che intorno a noi si dispiega si incrina, piega se stessa alla volontà dello sguardo che sa osservare e che conosce la teoria di un mondo che appare, costantemente, come soglia ad altra sembianza a significare.

Angela, grazie alla sua sensibilità che sa arrivare oltre, lì dove spesso le circostanze ci inducono a fermarci, asseconda con i suoi scatti il dialogo nascosto del mondo e lo mette in luce. La realtà sopraggiunge depurata da ogni condizione materiale, ed è puro sogno, pura metamorfosi, puro apparire. Avanza, come la poesia mira dritto al nostro sentire, e incede nella scoperta che presto avrà il dono di essere libera da ogni meraviglia e di diventare consapevolezza. La visione non è più artificio ma è condizione reale, la fotografia ne attesta la consistenza. La realtà appare allora continuamente messa in discussione, se ne distrugge il senso e se ne confuta la sembianza,contemporaneamente la si edifica come nuovo luogo conoscitivo che, nell’imprevisto accadimento, si mostra.

Queste immagini non hanno nessuna condizione fisica che materialmente le lega ad un luogo come ad una
circostanza, ma respirano e trasmettono un sentire profondo e lontano, che non ha tempo come non ha luogo.
Esse appaiono, allo sguardo che sa riconoscerle, come segni, indicazioni che emergono, con apparente
casualità, da un mondo che si conosce e si è in grado di decodificare. Il loro mostrarsi parla però di una natura diversa rispetto a quella visibile, tale da risultare estraniante. Destabilizza, infatti, ogni visione logica e ci induce a pensare che la totalità dell’espressione, di qualunque espressione a cui questo reale faccia riferimento, è un nido di sentieri che conduce ad altri significati, come diversi punti di osservazione di un’unica definizione, solo apparentemente conosciuta.

La fotografia di Angela sovverte l’idea che la foto, in quanto tale, immobilizzi, nella cattura del suo scatto, il reale manifesto ma, al contrario, ne rende ora visibile il suo esplicito imperscrutabile.
I percorsi che la fotografia individua si mostrano come sentieri introspettivi, indicazioni di luoghi altri, nella costante scoperta di una esistenza che definisce teorie estetiche e semantiche nuove.

Inevitabilmente questo conoscere conduce verso percorsi diversi dagli abituali, determina un cammino fatto di Passi sospesi, come dal titolo del catalogo e della mostra stessa. Sospesi perché le coordinate che determinano la strada si presentano nuove, in bilico tra ciò che si conosce e si lascia e ciò che, al contrario, ci giunge nuovo e lo si impara a conoscere individuandone, nella casualità, la presenza.

Anche la struttura che suddivide in diversi gruppi i lavori del ciclo fotografico Passi sospesi, evidenzia questa costruzione dialettica che prende corpo articolando il suo dire nelle sue diverse condizioni.

Il diverso apparire del tangibile manifesto è esaminato, nella sezione dal titolo Accordi, indagando alcuni aspetti strettamente inerenti il concetto di forma. Le immagini che compongono questo ciclo evidenziano la struttura della forma osservandone i percorsi lineari di cadenze ritmiche ascensionali, come nello scatto Linearità, ma anche descrivendone percorsi complessi, in cui si definisce la semplice apparenza di una struttura multiforme, come in Complessità. Nell’ultimo scatto della sezione, dal titolo Destrutturazione, la visione appare, infatti, come disgiunta nelle sue parti, per meglio analizzare la grammatica che compone l’essenza della visione stessa e, in essa, i presupposti dell’apparire.

Gli scatti di Angela estrapolano particolari da un reale immenso che ci circonda, la cui definizione spesso è affine, in alcune sue espressioni, alla natura pittorica. In Campiture questa coincidenza è evidentemente sottolineata.

L’osservazione particolareggiata del reale è assimilabile ad una quadro astratto, al gesto libero che l’ha originato,in cui irrompe la volontà di definirsi senza contorni e senza forme che possano costringerlo ad una identità definita. In alcuni scatti di questa sezione la materia pittorica, intesa come materia cromatica, albeggia su luoghi bui, descrivendo tratti come sottili barlumi nascenti da ombre che plasmano luce.

Questa ricerca ci induce a pensare che la manifestazione di ciò che si mostra intorno a noi ha una natura
fortemente introspettiva, così come lo sono i sogni, e che il reale è il luogo fisico dell’immaginario sensibile.

Oneiros è la sezione di scatti in cui meglio si esplicita questa relazione. Le immagini confondono le proprie linee, i contorni si alterano e le forme si dissolvono, la luce tratteggia lampi che definiscono forme nascenti, in questo appaiono figure, come immagini lontane, quasi in fuga che si mostrano per un istante per poi svanire, così come isogni. Identità che appartengono ad un sentire non definito ma costantemente evocato che annunciano come nell’apparente caos vi sia una ragione esistenziale.

La coscienza del sogno permetterà poi di osservare l’intero visibile che ci circonda come fosse svelato, come se il mondo chiuso nel mondo si manifestasse, mostrando estetiche fino ad ora nascoste. La sezione Anime indaga proprio questo aspetto, questo passaggio da un ipotetico visionario, carico di suggestioni, come quelle dei sogni, ad un reale che mostra in maniera trasparente l’ambivalenza della sua forma, come è sottolineato bene dalla foto intitolata Patto disatteso.

Angela, con i suoi scatti, rende possibile osservare la complessità della definizione di visione, evidenziando il rapporto dialettico che interessa non solo noi spettatori nei confronti dell’esterno, ma il reale stesso, nella sua specifica identità. La sezione fotografica dal titolo Trame, mostra in modo chiaro questo invisibile tessuto che fa da trama a parole altrettanto silenziose.

Le immagini sono, in base a quanto definito, altro rispetto alla loro comune identificazione. L’ambivalenza della forma coincide con l’ambivalenza del contenuto, e il senso ultimo che le definisce è dato dal nostro potere evocativo. Appare chiaro, questo concetto, in particolare nella sezione denominata appunto Interpretazioni. Gli oggetti fotografati mostrano una estetica diversa da quella da cui sono tratte, come ad esempio nello scatto Genova, mentre l’osservazione di alcuni particolari definisce forme appartenenti a contesti diversi, come in Impronte.

Nelle opere denominate Geometrie, Angela ha astratto nelle foto le immagini che risultano ora governate da un chiaro principio geometrico. Ha evidenziato, in questo modo, ciò che comunemente appare celato nella visione complessiva degli oggetti, rivelando quindi, un principio identitario strutturale che identifica realtà diverse.

Respira un’eco comune con la sezione precedente la foto Canto di luce. L’immagine unisce sia la suggestione di una geometria di fondo che regola la composizione della stessa, sia rimanda, inevitabilmente, ad un impianto pittorico in cui prorompe la scia di una luce non definita che, con il suo potere evocativo, rende partecipi di una dimensione apparentemente distante.

I luoghi, le ombre, le forme, i dettagli costantemente annunciano, con parole silenziose di suoni sospesi, una storia che parallela si muove al nostro osservare e che ci appartiene, perché parla di noi. Sorte condivisa, il titolo dell’ultima serie di scatti di questo ciclo, racchiude nelle proprie immagini, come nella propria definizione, quel patto, quella confessione che noi avvertiamo in noi stessi nel momento in cui siamo in grado di ascoltare ciò che non è proferito e di vedere ciò che non si mostra. Percepiamo la realtà come un unico dire, in cui come dal titolo delle foto, avvertiamo la potenzialità in noi stessi dell’imminenza del Declino e della prossima Origine. E così ancora, oltre ogni apparente circostanza.

Sonia Zampini